Segavecchia
La “vecchia” avanza tra la folla, accompagnata da grida e clamore di folla. Si avvicina lentamente alla sua destinazione finale: un patibolo, sul quale è destinata ad essere segata in due! Sì, perché la “vecchia” è alta cinque metri e dieci centimetri, ha l’aspetto di un simpatico fantoccio di legno e cartapesta colorata. Siamo a Forlimpopoli, nella provincia di Forlì-Cesena e, come ogni anno, nel mese di marzo, si rinnova l’antica festa della Segavecchia. Si tratta di una celebrazione di cui si è persa la memorie delle origini ma che, nell’aspetto odierno, ricorda le sfilate di carri carnevaleschi. Nei giorni della festa, per le vie del paese, infatti, sfilano enormi carri allegorici, che, ogni anno, grazie alla maestria degli organizzatori, diventano sempre più spettacolari e tecnologici. Naturalmente, il corteo è accompagnato da musica, colori, lancio di doni e dolciumi. Tutto questo costituisce la “corte” della “Vecchia”, un enorme fantoccio di cartapesta destinata, infine ad essere “segata” sulla pubblica piazza. La manifestazione è arricchita da stand espositivi, bancarelle di artigianato e di prodotti tipici, da eventi collaterali e manifestazioni sportive che richiamano in Romagna, ogni anno, migliaia di visitatori da tutta la regione.
Sebbene ogni forlimpopolese abbia memoria della Segavecchia fin dalla propria infanzia, le origini della festa sono molto nebulose. Di sicuro ha una lunga testimonianza letteraria. Ce ne parlano, infatti, diversi scrittori, tra cui il fiorentino Michelangelo Buonarroti il Giovane, vissuto nella prima metà del 1600, che ci “illumina” sulle origini, un po’ truculente, del nome. Scrive, infatti, il Buonarroti che, secondo la leggenda, all’epoca di Carlo Magno, vi era una giovane che “trovandosi una volta gravida, nel tempo della Quaresima, le venne voglia di un salsicciotto bolognese e, procacciatolo tutto intero, crudo crudo, in una volta sel trangugiò”. Tuttavia “fu scoperta dalla Mozzalingua, la quale in breve, processatala, la condannò ad essere segata viva”. Tuttavia, alcuni elementi fanno ritenere che le origini della Segavecchia possano addirittura risalire agli antichi Baccanali e Saturnali di epoca romana. Nel Medioevo, tuttavia, si aggiunge una connotazione morale e religiosa. Tuttavia, l’intromissione medievale del mito antico non è riuscita a cancellare del tutto il valore simbolico implicito nel rapporto uomo-natura. Il risultato è una festa in cui convivono gli aspetti legati alla debolezza umana (il peccato e la pena) e quelli legati rinascita della natura (i frutti ed i doni che fuoriescono dalla “vecchia” segata a metà.
Info
Pro Loco Forlimpopoli, tel. 0543/740488
Ente Folkloristico e Culturale Forlimpopolese, tel. 0543/749111

