Cantamaggio

La stretta connessione tra il risveglio della natura e la risurrezione dello spirito ha fatto sì che da sempre l’uomo celebrasse il ritorno della primavera. Già i Celti erano soliti festeggiare il risveglio della bella stagione; l’usanza venne poi ripresa dai Romani che a Maia, dea dell’abbondanza, dedicarono il quinto mese dell’anno.
I nostri montanari, la cui vita era strettamente legata ai cicli naturali, delle primitive usanze fecero una tradizione che mescola sacro e profano. Gli stornelli del maggio sono un rincorrersi di inni alla vita, all’amore e devoti riferimenti alla Madonna, che nel mondo cristiano ha sostituito la pagana Maia. Nella cornice di splendidi paesini di montagna, possiamo anche noi andare di casa in casa a salutare il maggio che viene al seguito di cantori e musicisti. Se il canto è gradito, i “maggianti” riceveranno uova, simbolo di fecondità, ma anche focacce, salumi, formaggi e - naturalmente - vino in abbondanza per rinfrescare le ugole affaticate. Da parte loro, ricambieranno con un ramo di maggiociondolo, fiore giallo e profumatissimo, segno della bella stagione ormai iniziata. Alla singolare questua si accompagnano balli di gruppo animati dai complessi che tengono vive le tradizioni musicali montanare. E non mancano le occasioni per riscoprire le non meno pregiate tradizioni gastronomiche.

